Pubblicato da: memy89 su: 13/02/2011
Questa è una storia scritta da Wolfgang Borchert, fa parte della letteratura della macerie del dopo guerra tedesco. (Liberamente tradotta da me, non assicuro qualità XD) A me piace molto, e nel giorno in cui si ricorda il bombardamento di Dresda, bè, ci sta
Il vuoto della finestra del muro solitario sembrava sbadigliare alla luce blu e rossa del primo tramonto. Colonne di nuvole fiammeggiavano tra gli aspri resti di camini. Il deserto di macerie dormiva.
Aveva gli occhi chiusi. In un attimo si fece buio. Notò che era arrivato qualcuno e ora stava davanti a lui, cupo, silenzioso. “Ora mi hanno preso!”, pensò. Ma quando sollevò un attimo lo sguardo, vide solo due gambe poveramente vestite. Si vedevano, piuttosto storte davanti a lui, al punto che poteva guardarci attraverso. Si arrischiò ad alzare lo sguardo oltre i pantaloni e riconobbe un uomo anziano. Teneva in mano un coltello e un cesto. E aveva della terra sulla punta delle dita.
„Dormi qui o cosa?“, domando l’uomo e lo guardò dai capelli come sterpaglia dall’alto in basso. Jurgen osservò il sole attraverso le gambe dell’uomo e disse: „No, non dormo. Devo controllare qui.” L’uomo annuì:”Quindi è per questo che tieni quel grande bastone?”
“Sì”, rispose Jurgen coraggiosamente, e tenne stretto a sé il bastone.
“Cosa controlli?”
“Non posso dirlo”. Teneva le mani strette attorno al bastone.
„Denaro?“ L’uomo posò il cesto e strofinò il coltello sui suoi pantaloni.
“No, assolutamente, non controllo denaro”, disse Jurgen sprezzante. “A qualcosa di totalmente diverso”. “E cosa allora?“
„Non lo posso dire. Ma proprio a qualcosa di diverso“.
„Ok, allora niente. Non ti dico però nemmeno io cosa ho in questo cesto“. L’uomo colpì il cesto col piede e chise il coltello.
“Fammi pensare cosa c’è nel cesto”, rispose Jurgen con disprezzo, “cibo per conigli”.
“Accipicchia, sì!“, disse l’uomo sorpreso, “sei un tipo sveglio. Quanti anni hai?”
“Nove” “Oh, pensa, nove quindi. Quindi sai già quanto fa 9×3?”
„Certo“, disse Jurgen, e per guadagnare tempo disse ancora:“E‘ facile“. E guardò oltre le gambe dell’uomo. “9×3, giusto?”, domandò un’altra volta, „27. Lo sapevo da subito“.
„Giusto“, disse l’uomo, „è il numero di conigli che ho”. Jurgen spalancò la bocca sorpreso:“27?“
“Puoi vederli. Molti sono ancora cuccioli. Vuoi?“
„Non posso. Devo controllare“, disse Jurgen titubande. „Sempre?“, chiese l’uomo, „anche la notte?“
“Anche la notte. Sempre. Continuamente“. Jurgen alzò lo sguardo dalle gambe storte. „Già da sabato“, sospirò.
„Ma non vai per niente a casa? Devi mangiare”.
Jurgen alzò una pietra. Sotto vi stavano mezzo panino e una scatola di latta. “Fumi?”, domandò l’uomo, „hai una pipa?“
Jurgen teneva stretto il suo bastone e disse timido:“Rollo. Non mi piace la pipa“.
“Peccato”, l’uomo si chinò verso il cesto, „i conigli li potresti vedere con calma. Soprattutto i cuccioli. Forse avresti potuto cercane uno per te. Ma non puoi allontanarti da qui“.
„No“, disse Jurgen triste, „no, no“.
L’uomo prese il cesto e lo alzò. “ Ok, se devi restare qui…peccato”.
E si girò.
“Se non mi tradisci”, disse Jurgen veloce, “è a causa dei ratti“. Le gambe storte fecero un passo indietro: “A causa dei ratti?”
„Sì, mangiano i cadaveri. Delle persone. Ne vivono“.
„Chi lo dice?“
„Il maestro“
„E stai controllando i ratti ora?“, domandò l’uomo.
“Loro proprio no!” e aggiunse a bassa voce:”mio fratello, si trova là sotto. Là”.
Jurgen indicò col bastone un muro crollato. “La nostra casa è stata colpita da una bomba. In un attimo andò via la luce in cantina. E lui pure. Lo chiamammo a lungo. Era molto più piccolo di me. Aveva quasi 4 anni. Doveva essere ancora qui. E‘ molto più piccolo di me“.
L’uomo guardò oltre i capelli come sterpaglia. Ma poi disse immediatamente:“Sì, e il maestro non vi ha detto che i ratti dormono di notte?“
„No“, sospirò Jurgen e sembrò in un momento incredibilmente stanco, “non l’ha detto”. “Già”, disse l’uomo, “forse nemmeno l’insegnante lo sapevo. Ma la notte i ratti dormono. Di notte puoi andare tranquillamente a casa. La notte dormono sempre. Già da quando si fa buio”.
Jurgen diede col bastone dei piccoli colpi alle macerie. “Davvero ci sono dei lettini qui”, pensò, “lettini”.
Allora l’uomo disse (e le sue gambe storte erano davvero instabili):“Sai una cosa? Ora do da mangiare velocemente ai coniglie, e quando viene buio passo a prenderti. Magari posso portarne uno. Uno piccolo, che ne pensi?” Jurgen fece piccoli solchi tra le macerie.
„Conigli davvero piccoli. Bianchi, grigi, grigi e bianchi“. “Non lo so”, disse a bassa voce, e guardò le gambe storte, “se dormono davvero di notte”.
L’uomo salì sui resti del muro verso la strada. “Naturalmente”, disse da lassù, “il vostro insegnante dovrebbe licenziarsi se non lo sa”.
Jurgen si alzò e chiese:”Quando posso averne uno? Uno bianco magari?”
“Ora vado a vedere”, disse l’uomo che si era già avviato, “ma devi aspettare un po’ qui. Dopo torno con te a casa, sai? Devo dire a tuo padre come si costruisce una gabbietta per conigli. Dovete saperlo”. “Sì”, rispose Jurgen, “aspetto. Devo solo controllare qui finchè diventa buio. Aspetto”. E aggiuse:”Abbiamo assi a casa. Assi per ceste.
Ma l’uomo non lo sentiva più. Si allontanava con le sue gambe storte verso il sole.
Il cielo era già rosseggiante per il tramonto, e Jurgen poteva vederlo luminoso attraverso le gambe, da quanto erano storte. E il cesto traballava instabile al braccio. Cibo per conigli vi era dentro. Cibo per conigli, verde, che era qualcosa di diverso dal grigio delle macerie.